Lettere di compliance dall’Agenzia delle entrate per l’adesione al CPB

09/12/2024

  • News fiscale legale

L’Agenzia delle entrate, in vista della prossima scadenza del 12 dicembre per l’adesione al Concordato preventivo biennale, sta inviando lettere ai contribuenti ISA segnalando presunte anomalie nei redditi dichiarati rispetto ai minimi settoriali e suggerendo di integrare le dichiarazioni per il 2023 o di aderire al CPB per il biennio 2024-2025.

Questo invio rappresenta il secondo round di lettere di compliance, effettuato a pochi giorni di distanza dalla precedente campagna massiva, che aveva coinvolto oltre 2 milioni di soggetti ISA. Entrambe le iniziative mirano a incentivare l’adesione al CPB entro la scadenza prorogata.

Il metodo utilizzato ha suscitato e sta suscitando moltissime critiche mosse soprattutto da professionisti, contribuenti e associazioni di categoria.

Le principali contestazioni riguardano non solo l’adozione di parametri di reddito minimo settoriale, considerati inadeguati per rispecchiare le specificità economiche delle partite IVA, ma soprattutto la portata potenzialmente intimidatoria del contenuto delle lettere. Nonostante le rassicurazioni del viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che ha sottolineato la natura puramente informativa delle lettere, molti continuano a interpretarle come una pressione indebita, aggravata dal contesto economico incerto e dalla scarsa adesione al concordato preventivo registrata finora.

Se da un lato l’obiettivo dell’Agenzia è quello di “stimolare” un’integrazione spontanea delle dichiarazioni già presentate, dall’altro quello che viene percepito dai contribuenti è il carattere invasivo e “vessatorio” delle comunicazioni ricevute, nonostante il viceministro abbia sottolineato che “le lettere hanno carattere prevalentemente informativo e non rappresentano un preludio a controlli automatici o accertamenti”.

Con l’avvicinarsi della scadenza del 12 dicembre 2024, rimane da vedere se le adesioni al Concordato Preventivo Biennale raggiungeranno gli obiettivi prefissati dal Governo. Tuttavia, le polemiche sollevate, sia sul metodo di comunicazione che sull’efficacia dello strumento, indicano che un miglioramento del rapporto tra Fisco e contribuenti resta una sfida aperta, con implicazioni rilevanti per la credibilità del sistema fiscale italiano.